La ricerca
La ricerca

La ricerca

Con questo racconto ho avuto la soddisfazione di vincere la puntata del 13/6/2022 della trasmissione radiofonica della Rai Radio 1 Plot machine a tema imposto “il monastero”.

Il monastero emerse per un istante tra le nuvole grigie.
A ogni passo i sandali si riempivano di ghiaccio e ciottoli.
Il monaco portinaio gli aprì.
«Sia lodato Gesù Cristo.»
«Sempre sia lodato.»
«Sarai stanco, fratello, entra.»
«Ho fatto un lungo viaggio, devo parlare con l’abate.»
Lo portò in silenzio in biblioteca, al cospetto del religioso e li lasciò soli.
«Sono l’abate Ezequiel, fratello, mi cercavi?»
«Sto seguendo la mia coscienza, padre, mi perdoni.»
«Da dove vieni, fratello?»
«Dagli altopiani della Sierra, padre. Ho vagato per trent’anni.»
Sul volto prima il dubbio, poi il terrore alla vista di un coltello. Sull’impugnatura, un serpente piumato.
«Lo riconosce, padre?»
La lama saettò tra le costole del religioso.
«Eccolo, il bandito, “el despiadado”, scomparso da anni! Ma un uomo che ha pazienza può trovare anche i fantasmi.»
Dalla bocca dell’abate, un rivolo di sangue.
«Una fattoria, cinque persone pacifiche, ma tu volevi cavalli e cibo!»
Un avvitamento di lama e un fiotto di sangue.
«Questo per mia madre.»
Il respiro in affanno, le ginocchia che cedono.
Ancora un giro.
«Questo per mio fratello e per papà. Sgozzati con questo coltello.»
Un rantolo e l’ ultimo affondo.
«Questo per Estrella, l’hai bruciata viva insieme alla casa, sentivo le urla dall’insenatura del torrente.»
Il terrore e l’odio nell’ultimo sguardo del religioso.
«Ha trovato pace tra queste mura benedette?»
Lo guardò con disprezzo soffocare nel suo stesso sangue.
«La mia ricerca ora è terminata.»

Per ascoltare il podcast della puntata con il racconto letto dalla voce di Savino Zaba su Rai Play Sound premi qui

Questa è la versione completa del racconto non condensata nei 1500 caratteri imposti dal programma radiofonico. Il ritmo è più compassato e le descrizioni più ricche.

L’imponente monastero si delineò per un istante tra il denso strato di nuvole grigie. Si fermò ansimando e la condensa del suo respiro ne offuscò di nuovo la visione che tornò a essere quella di monti innevati e spogli.
Riprese a camminare lungo la salita e a ogni passo sentiva la neve comprimersi scricchiolando e i sandali riempirsi di ghiaccio e ciottoli. Il bastone come appiglio insostituibile, il saio l’unica difesa dal gelo. Si era sempre chiesto come facessero i frati a camminare solo con quei calzari. Ora lo sapeva.
Arrivò al grande portone di legno del monastero accolto da un acre odore di fumo che segnava la fine delle sue fatiche.
Un’anta della porta si aprì e il monaco portinaio lo accolse con la frase di rito:
«Sia lodato Gesù Cristo.»
«Sempre sia lodato.»
«Sembri molto stanco, fratello, entra.»
«Sì, ho fatto un lungo viaggio, devo parlare urgentemente con l’abate. Sono fratello Ramón.»
Camminarono lungo il chiostro, lo fecero accomodare nel dormitorio e gli portarono un catino di acqua calda in cui immergere i piedi. Fu come rinascere.
Nel frattempo, andarono ad avvertire l’abate.
In un silenzio agitato lo condussero in biblioteca, dove la massiccia e seriosa figura dell’abate lo attendeva guardando pensieroso fuori dalla finestra.
Li lasciarono da soli.
«Sono l’abate Ezequiel, fratello, mi cercavi?»
«Sto seguendo la mia coscienza, padre, mi perdoni.»
Gli occhi si incrociano ma lui non riconobbe quello sguardo ed esitò.
«Da dove vieni, fratello?»
«Dagli altopiani della Sierra, padre, e da un tempo lontano. Ho vagato per trent’anni alla ricerca di un uomo.»
Le sopracciglia dell’abate si arcuarono.
Fece scivolare dalla manica del saio un coltello tenendolo sul palmo aperto, sull’impugnatura un serpente piumato che avvolgeva un teschio.
«Lo riconosce, padre Eezequiel?»
Sul volto prima il dubbio poi il terrore, mentre gocce di sudore iniziarono a colare dalla fronte dell’abate e gli occhi si dilatavano.
Strinse l’impugnatura e la lama scintillante saettò tra le costole del religioso.
«Eccolo finalmente, il famoso bandito detto “el despiadado”, scomparso dalla faccia della terra da decenni ormai. Trovare questo rifugio è stato difficile, ma un uomo che ha pazienza e tenacia può tutto. Anche trovare i fantasmi!»
Girò il coltello nella ferita e un rivolo di sangue uscì dalla bocca dell’abate che si curvò in avanti.
«Una fattoria con cinque persone pacifiche, dedite solo al lavoro, ma tu avevi bisogno di cavalli, cibo e denaro, vero?»
Lo sguardo era tornato spietato come l’assassino di un tempo, gli occhi saettando si guardarono intorno in cerca di aiuto ma vennero interrotti da un altro avvitamento della lama e un fiotto copioso di sangue sostituì il rivolo.
«Questo per mia madre, Rosa.»
Il respiro in affanno, le ginocchia si piegano.
Ancora un altro giro.
«Questo per mio fratello Pedro e per papà. Li hai sgozzati con questo stesso coltello!»
Ora un rantolo sostituiva il respiro.
Un affondo, poi l’ultimo giro e il coltello scomparve dentro lo stomaco della vittima.
«Questo per Estrella, l’hai bruciata viva dando fuoco alla casa, potevo sentire le sue urla disperate dall’insenatura del torrente in cui mi ero rifugiato. Mi hanno trovato dopo tre giorni in fin di vita. Avevo sette anni.»
Gli occhi gonfi di terrore e odio lo fissavano, consapevoli di essere arrivato alla fine.
«Trentatré anni per trovarla, mi dica se ha davvero cambiato vita, se i fantasmi del passato sono mai venuti a farle visita, se ha trovato pace tra queste mura benedette.»
Ormai si teneva in piedi solo con l’appoggio del suo carnefice che lo lasciò cadere per osservarlo agonizzante soffocare nel suo stesso sangue.
«Ecco perché sono qui, padre, per porre fine alla mia ricerca.»
Se ne andò in silenzio, senza essere visto da nessuno, furtivo come un’ombra, ma consapevole, ora, di dover iniziare a convivere con dei nuovi fantasmi.

© Gabriele Giuliani – Diritti letterari riservati

Foto in copertina di Graphic – node – License by Unsplash – Free use

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