Marcello
Marcello

Marcello

Ho chiesto a Marcello che somiglianza esistesse tra acqua e sale, se potesse esserci in qualche modo un legame intrinseco tra queste due parole, un’affinità implicita.

Invece, contrariamente ad ogni aspettativa, lui vede il contrasto. Registra la diversità.

Mi sarei aspettata che dicesse “sono simili, il sale deriva dall’acqua, entrambi servono per vivere…”.

Più o meno una risposta del genere. Invece mi guarda e dice: sono opposti. L’acqua serve a vivere, il sale a morire.

Gli chiedo di spiegarsi meglio, non sono sicura di aver afferrato il concetto. Tutti viviamo grazie all’acqua, non si può esistere senza acqua.

Risponde lui. Il sale uccide, se ce n’è troppo nel nostro corpo, finiamo per morire.

Mi soffermo a riflettere un attimo. L’acqua rappresenta il presupposto imprescindibile affinché ci sia vita. Noi tutti siamo qui, disorientati prodotti inermi di un compromesso ancestrale e fecondo.

Lo guardo rapita. Nel frattempo ho chiuso il libro del questionario e aperto il quaderno degli appunti. Forse gli è sfuggito il passaggio più importante, penso inizialmente.

In cosa si somigliano? Non me l’ha ancora detto. Poi rifletto un attimo, mi fermo a pensare qualche istante. In fondo la vita e la morte sono un po’ la stessa cosa, ma non può saperlo. Ecco dove esiste la somiglianza.

Ciò che toglie la vita può ridarla, ciò che permette la sopravvivenza decreta inevitabilmente la morte in sua assenza. È l’eco frantumato di un cerchio ineluttabile che si apre al tempo e si schiude all’esistenza, stagliandosi nel silenzio ebbro del vuoto per poi affondare radici nella spirale sempiterna di solitudini vacue.

Il sale uccide, ma consente la vita. Marcello. Il tuo inconscio ha superato le barriere mobili e fluttuanti dell’intelletto, sfuggendo al vaglio critico della ragione più ferma.

Queste domande sono banali, penso, mentre finisco di compilare la cartella. Ma l’essenziale è invisibile agli occhi, avrebbe detto qualcuno.

Devo togliere un punto nella scheda valutativa, ha evidenziato un contrasto invece di descrivere una somiglianza. Non ha risposto secondo le regole. Infatti. È andato oltre.

Segno il punteggio complessivo, devo attenermi ai parametri considerati e riportare ogni singola risposta del soggetto in esame. Mi innervosisco nello scrivere zero. È un vuoto. La sua risposta è tutto meno che un’assenza.

Rivela una pienezza di cognizione ed una spiccata profondità intellettiva. Per me quello è un punto pieno, ha visto cose che sarebbero sfuggite alla maggior parte degli altri. Chiudo la cartella, ma prima sottolineo la sua risposta. Per me ha vinto.

Ringrazio quella domanda andata storta. La nostra banalità risveglia in qualcuno un deliberato slancio di vita.

Racconto inserito nel libro “L’alfabeto nascosto”

Foto di copertina di Charlesdeluvio – License by Unsplash – Free use

I canali Facebook e Instagram dell’autrice

© Valentina Rapaccini – Diritti letterari riservati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito è protetto da reCAPTCHA, ed è soggetto alla Privacy Policy e ai Termini di utilizzo di Google.